Remembering Ghouta Day

Three years ago the Syrian Army attacked the Ghouas near Damascus with Chemical Weapons. NWE is part of the Breathless Campaign and commemorates this event every year.

Breathelss and our partner Wadi issued a press statement today, saying:

“Chemical agents are the perfect weapon for anyone who intends to terrorize a population. They demonstrate that the affected people are without any value in the eyes of the attacker. But chemical agents are not the only weapon used by the Assad regime to terrorize the people. For four years, various areas are besieged by regime troops. Not only Aleppo, but as well other areas like the Ghoutas suffer under hunger and starvation in consequence of siege. Bombing and shelling systematically target civil infrastructure  such as hospitals, water facilities and schools. Around 450,000 people live under siege in Syria today. Recently, Syrian troops supported by Hezbollah and Russian bombers launched another campaign against the Ghoutas.

The chemical attacks on the Ghoutas in August 2013 were just a prelude to the horror that followed: Siege, hunger and constant bombardment. International reactions on the Ghouta attacks did not hurt the regime. Today, Assad has more aid and material support from the outside than before – while the urgently needed humanitarian aid and support for the civil population still is out of reach.

It may be too late to turn the game completely. Crimes against the Syrian people can’t be reversed. But it is not too late to help the besieged people of Syria. It is not too late to stop the bombing of people. And it is not too late to avert the menace of other mass-killings in the Ghoutas, in Aleppo and other areas of Syria.

The people of Syria don’t need more good words and promises, they need:

– The immediate implementation of a no-fly-zone over populated areas and the immediate end of bombardment;

– International proscription of the use of barrel bombs as war crime;

– Free and secure access of humanitarian agencies to the civil population in every region of the country;

– An immediate end of the sieges.”

And we held a commemoration in Halabja expressing our solidarity with the people in Ghouta:

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Italian Media reports about the Refugee for Refugee Radio

The Italian Magazine L’Indro was currently reporting about Nwe’s Refugee for Refugee Radio:” ‘Dange Nwe’, radio dei rifugiati di Halabja”

Thomas von der Osten-Sacken, Hanin Hasan e Hive Ahmed parlano dei progetti a favore di donne e bambini in Iraq

Sì, spesso l’ascoltatore non si esprime facilmente, a causa della timidezza. Molte volte avremmo voluto che gli ospiti venissero nel nostro studio per partecipare direttamente al programma, ma non accettavano proprio a causa di questo ‘problema’. Credo sia piuttosto comune.

 

Incontrate difficoltà nel parlare di contraccettivi ad una comunità religiosa? Come vivono la sessualità?

Eravamo intenzionati ad affrontare questo tipo di argomento, ma la società a volte non ce lo permette. Gli immigrati hanno condizioni di vita difficili e per questo spesso impediscono alle loro donne di rimanere incinte.

Di chi è stata l’idea di creare ‘Dange Nwe’ e perché?

Abbiamo preso questa decisione di comune accordo, in quanto, nei Paesi del Medio Oriente, la radio è un mezzo di comunicazione molto potente e d’aiuto. Inoltre, non è molto oneroso produrre programmi radio; al contrario, è un mezzo interattivo e diretto, per assicurare che scambi di idee e informazioni arrivino in velocità nei luoghi in cui si trovano gli ascoltatori e in studio. Oggi i partner di ‘Dange Nwe’ sono: Wadi, la Croce Verde svizzera, FHI360 (organizzazione non profit per lo sviluppo umano), Medica Mondiale e altre organizzazioni non governative.

La lingua utilizzata in trasmissione è soltanto l’arabo? Avete mai pensato di allargare il campo d’ascolto anche ad un pubblico di lingua inglese, magari per lo streaming su internet?

Originariamente era il Curdo (i due dialetti curdi Kurmanji e Sorani, ndr). Ma, in seguito, abbiamo aggiunto anche l’arabo, in quanto lingua parlata da molti rifugiati. Ad essere sinceri, non stiamo considerando l’inglese, se non a livello di diffusione del progetto tramite i social network. Perché è vero che potrebbe essere d’aiuto nel sensibilizzare soprattutto gli europei, a causa dell’affollamento delle nostre coste, ma il nostro principale obiettivo è capire e farci capire dai rifugiati, per condividere esperienze.

L’équipe che lavora in radio ad Halabja è al sicuro?

Garantiamo, da qui e dal posto, i migliori standard di sicurezza possibili. Le donne del nostro team vanno in giro tranquillamente, con e senza velo, senza essere importunate.

Vi è mai capitato di essere stati interrotti o ostacolati nei vostri lavori, nei vostri progetti?

Purtroppo sì, abbiamo dovuto fronteggiare non poche difficoltà in passato, ma attualmente non stiamo più avendo problemi. Tuttavia, eravamo preparati ad affrontare anche quello.

In che modo si è sviluppato questo programma, in dieci anni di vita, e quante persone lo ascoltano ogni giorno? Potrebbe identificare il target di ascoltatori?

Non so darvi dei dati esatti e specifici, ma, secondo un recente sondaggio, la nostra è la stazione radio maggiormente di successo nella regione. Circa 150mila persone ci scelgono ogni giorno.


Come possiamo supportare, da qui, il vostro lavoro?

Facendo crescere consapevolezza, come sta facendo Lei. Scrivendo e diffondendo le notizie in qualsiasi Paese europeo.

 

Halabja Condemns the Yazidi Genocide

On August 3rd 2016, NWE Organization along with other civil society organizations from Halabja Province (Capital of Peace) commemorated the second anniversary of the Yazidis Genocide. We also came together to condemn the brutal act that took place on this date two years ago,  and show empathy and solidarity with Yazidis throughout the world. A good number of women from diverse ethnic backgrounds, languages and religions (Muslim, Yazidi, and Kakais) along with IDPs from Falluja and refugees from Kobani-Syria participated in the ceremony.  The local news and satellite channels were in attendance and reported on the ceremony.