Italian Media reports about the Refugee for Refugee Radio

The Italian Magazine L’Indro was currently reporting about Nwe’s Refugee for Refugee Radio:” ‘Dange Nwe’, radio dei rifugiati di Halabja”

Thomas von der Osten-Sacken, Hanin Hasan e Hive Ahmed parlano dei progetti a favore di donne e bambini in Iraq

Sì, spesso l’ascoltatore non si esprime facilmente, a causa della timidezza. Molte volte avremmo voluto che gli ospiti venissero nel nostro studio per partecipare direttamente al programma, ma non accettavano proprio a causa di questo ‘problema’. Credo sia piuttosto comune.

 

Incontrate difficoltà nel parlare di contraccettivi ad una comunità religiosa? Come vivono la sessualità?

Eravamo intenzionati ad affrontare questo tipo di argomento, ma la società a volte non ce lo permette. Gli immigrati hanno condizioni di vita difficili e per questo spesso impediscono alle loro donne di rimanere incinte.

Di chi è stata l’idea di creare ‘Dange Nwe’ e perché?

Abbiamo preso questa decisione di comune accordo, in quanto, nei Paesi del Medio Oriente, la radio è un mezzo di comunicazione molto potente e d’aiuto. Inoltre, non è molto oneroso produrre programmi radio; al contrario, è un mezzo interattivo e diretto, per assicurare che scambi di idee e informazioni arrivino in velocità nei luoghi in cui si trovano gli ascoltatori e in studio. Oggi i partner di ‘Dange Nwe’ sono: Wadi, la Croce Verde svizzera, FHI360 (organizzazione non profit per lo sviluppo umano), Medica Mondiale e altre organizzazioni non governative.

La lingua utilizzata in trasmissione è soltanto l’arabo? Avete mai pensato di allargare il campo d’ascolto anche ad un pubblico di lingua inglese, magari per lo streaming su internet?

Originariamente era il Curdo (i due dialetti curdi Kurmanji e Sorani, ndr). Ma, in seguito, abbiamo aggiunto anche l’arabo, in quanto lingua parlata da molti rifugiati. Ad essere sinceri, non stiamo considerando l’inglese, se non a livello di diffusione del progetto tramite i social network. Perché è vero che potrebbe essere d’aiuto nel sensibilizzare soprattutto gli europei, a causa dell’affollamento delle nostre coste, ma il nostro principale obiettivo è capire e farci capire dai rifugiati, per condividere esperienze.

L’équipe che lavora in radio ad Halabja è al sicuro?

Garantiamo, da qui e dal posto, i migliori standard di sicurezza possibili. Le donne del nostro team vanno in giro tranquillamente, con e senza velo, senza essere importunate.

Vi è mai capitato di essere stati interrotti o ostacolati nei vostri lavori, nei vostri progetti?

Purtroppo sì, abbiamo dovuto fronteggiare non poche difficoltà in passato, ma attualmente non stiamo più avendo problemi. Tuttavia, eravamo preparati ad affrontare anche quello.

In che modo si è sviluppato questo programma, in dieci anni di vita, e quante persone lo ascoltano ogni giorno? Potrebbe identificare il target di ascoltatori?

Non so darvi dei dati esatti e specifici, ma, secondo un recente sondaggio, la nostra è la stazione radio maggiormente di successo nella regione. Circa 150mila persone ci scelgono ogni giorno.


Come possiamo supportare, da qui, il vostro lavoro?

Facendo crescere consapevolezza, come sta facendo Lei. Scrivendo e diffondendo le notizie in qualsiasi Paese europeo.

 

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